di Maurizio Lupinelli
con gli allievi e le allieve di Casa Teatro Umana Mente Caterina e Michela Marinelli, Paolo Lambri, Sofia Orsenigo, Riccardo Pirrante
aiuto regia Elisa Pol
tutor didattico e assistente alla regia Jacopo Bottani
costumi Elisa Pol
scene Maurizio Lupinelli
coordinamento organizzativo Claudia Zàppia
coordinamento formativoMarianna Parise
produzioneTeatro degli Incamminati
coproduzioneNerval Teatro
con il sostegno diFondazione Armunia Castello Pasquini; Associazione Olinda Odv
debutto spettacolo 25 giugno 2026, Teatro Nardini – Rosignano M., Festival Inequilibrio
Beckettiana trae origine da Sinfonia Beckettiana, spettacolo di Nerval Teatro presentato nel 2018 al Ravenna Festival come esito di un lungo attraversamento dell’universo poetico di Samuel Beckett con attori con disabilità. Non un ritorno, ma un nuovo passaggio: un riallestimento che non riproduce l’opera originaria, bensì la riapre, mettendone in tensione forme e materiali attraverso un cast rinnovato e una diversa configurazione scenica e sonora.
Il lavoro nasce dall’incontro tra la ricerca che Nerval Teatro conduce da anni — un percorso in cui il confronto con attori con disabilità trasforma radicalmente il senso della pratica scenica — e il progetto Casa Teatro Umana Mente, ideato e sostenuto dalla Fondazione Allianz UMANA MENTE, in collaborazione con il Teatro de Gli Incamminati e il Centro Interdipartimentale Officine Creative dell’Università degli Studi di Pavia. Un luogo del possibile, dove il teatro diventa esperienza condivisa e spazio di formazione e di lavoro.
I testi di riferimento — Finale di partita, Giorni felici, Aspettando Godot — non sono affrontati come opere da rappresentare, ma come territori da abitare. A tenerli insieme non è la narrazione, ma una costellazione di condizioni: il tempo che si dilata o si arresta, il silenzio come materia viva, l’attesa, la ripetizione, la presenza costante della fine. Le parole di Beckett incontrano così corpi e voci che instaurano una relazione non convenzionale con il permanere e con il vuoto.
La scena è composta da moduli bianchi, elementi mobili che consentono continue trasformazioni dello spazio. Non un contenitore, ma un organismo instabile che muta insieme ai corpi che lo attraversano, accogliendo la differenza come principio compositivo. Le figure in scena non cercano una definizione psicologica: sono presenze esposte al tempo. Il riferimento all’opera di Alberto Giacometti attraversa posture, distanze e vuoti, disegnando un paesaggio umano fragile ed essenziale.
La musica, ispirata ad Arvo Pärt e Valentin Silvestrov, attraversa la scena come una partitura invisibile, generando visioni, ritmi, silenzi.
Beckettiana è un atto di ritorno e di trasformazione: un modo di abitare Beckett riconoscendo nella fragilità e nel tempo condiviso una possibilità di senso.
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