Le lacrime amare di Petra Von Kant

anno: 2021

 

di R.W. Fassbinder

con Barbara Caviglia, Aura Ghezzi,Camilla Lopez, Elisa Pol, Laura Serena, Annamaria Troisi
regia Maurizio Lupinelli
disegno luci Vincent Longuemare
direzione tecnica Mattia Bagnoli
costumi Sofia Vannini
responsabile di produzione Eleonora Cavallo
produzione Armunia Festival Inequilibrio, TPE – Teatro Piemonte Europa
in collaborazione con Nerval Teatro, Residenza Artistica Teatro La Cucina/Olinda, Fanny&Alexander, Ravenna Teatro
fotografie di Guido Mencari

 

debutto spettacolo luglio 2021 Teatro Astra, Torino

 

Nerval Teatro porta in scena il testo teatrale di Fassbinder da cui lo stesso regista trasse il celebre film con Hanna Schygulla, che indaga ll rapporto complesso e claustrofobico tra la stilista Petra Von Kant e la sua assistente Marlene. Il percorso di Nerval Teatro si è contraddistinto per un’attenzione particolare verso gli autori di area tedesca, a partire dal confronto con le opere di Georg Büchner, Herbert Achternbusch, Peter Weiss, Werner Schwab. Con Le lacrime amare di Petra von Kant e la sua profonda analisi dell’universo femminile, la compagnia avvia un percorso di esplorazione del mondo poetico di R.W. Fassbinder per approfondirne il linguaggio e l’incidenza sul contemporaneo. Ed è proprio la natura anfibia dell’opera che il progetto intende indagare, mescolando il linguaggio del teatro e quello del cinema per sondare il limite tra realtà e finzione, attore e personaggio, sperimentazione e narrazione. La scena suggerisce la percezione di uno spazio cinematografico, un set dove tutto è a vista, non esiste un fuori, le attrici con le loro diagonali, con i loro sguardi e silenzi tracciano una drammaturgia dello spazio e della psiche sotto l’occhio attento di Marlene, il terzo occhio, che tiene costantemente i fili dei personaggi e della storia sotto una lente di ingrandimento, occhio anche inteso come se fosse una telecamera costantemente in movimento, in un adagio continuo.

 

“Il realismo che io intendo e che voglio è quello che si genera nella testa dello spettatore e non quello che si realizza sullo schermo, quello non mi interessa affatto, la gente lo conosce già nella vita di tutti i giorni. Ciò che voglio è un realismo aperto, stimolante, che non provochi la chiusura della gente in se stessa. Se alla gente si mostra proprio quello che poi puntualmente vive tutti i giorni, allora credo che si chiuda. Bisogna offrire la possibilità di aprirsi alle cose belle.” 
[R.W.Fassbinder]

 


 

Lo spettacolo porta all’estremo sia lo straniamento che Fassbinder aveva elaborato nella sua regia, sia le coperture, più o meno di velluto, dietro a cui si nascondono i moventi delle persone. Il processo di stilizzazione operato da Lupinelli è quasi impervio, un corpo a corpo tra spazio e tempo. Lo sono le partiture fisiche a cui assistiamo durante i dialoghi; lo è l’evidenza dello scambio di ruolo tra Petrea e Karin; lo sono le metamorfosi dei manichini in esseri umani e degli esseri umani in manichini.

[Franco Cordelli, Corriere della Sera]